Laboratorio Polidiagnostico Dott. R. Aiello & Dott.ssa P. Calderone
06 giugno 2026

Test del DNA fetale (NIPT): come funziona, cosa rileva, a che settimana

A cura del Dott. Adriano Aiello

Test del DNA fetale in gravidanza: come funziona il NIPT, cosa rileva (sindrome di Down e altre), a che settimana si fa e perché è screening e non diagnosi.
Test del DNA fetale (NIPT): come funziona, cosa rileva, a che settimana

Il test del DNA fetale (NIPT) è un esame di screening prenatale che, con un semplice prelievo di sangue materno, valuta il rischio delle principali anomalie cromosomiche del feto — come la sindrome di Down — senza alcun rischio per la gravidanza. Si esegue dalla 10ª settimana ed è molto accurato per la trisomia 21 (sensibilità superiore al 99%). Il punto più importante da capire: è un test di screening, non una diagnosi. Un risultato ad alto rischio indica una probabilità aumentata e va sempre confermato con un test diagnostico (villocentesi o amniocentesi). L'interpretazione spetta al ginecologo.

Che cos'è il test del DNA fetale

Il test del DNA fetale — noto anche come NIPT (Non-Invasive Prenatal Testing) o test del DNA fetale libero circolante (cffDNA) — è uno degli esami di screening prenatale più accurati oggi disponibili. Analizza il DNA di origine placentare che circola naturalmente nel sangue della madre durante la gravidanza.

Il suo grande vantaggio è la sicurezza: richiede solo un normale prelievo di sangue dal braccio della gestante, quindi non comporta alcun rischio per il feto, a differenza dei test invasivi come amniocentesi e villocentesi.

Come funziona

Durante la gravidanza, frammenti di DNA provenienti dalla placenta (di origine fetale) attraversano la barriera placentare e circolano nel sangue materno. A partire dalla 10ª settimana, questa "frazione fetale" raggiunge una concentrazione sufficiente (in genere superiore al 4% del DNA libero totale) per essere analizzata con tecniche di sequenziamento di nuova generazione (NGS).

Il test misura la quantità relativa di frammenti provenienti da ciascun cromosoma. Se il feto ha una trisomia (tre copie invece di due di un cromosoma), la quota di DNA di quel cromosoma risulta proporzionalmente aumentata nel sangue materno: è così che il test stima il rischio.

Cosa rileva il test del DNA fetale

Screening di base, incluso nel test standard:

  • Trisomia 21 (sindrome di Down): sensibilità superiore al 99%, falsi positivi inferiori allo 0,1%;
  • Trisomia 18 (sindrome di Edwards): sensibilità 97–99%;
  • Trisomia 13 (sindrome di Patau): sensibilità 95–99%;
  • anomalie dei cromosomi sessuali: sindrome di Turner (45,X), Klinefelter (47,XXY), 47,XXX, 47,XYY;
  • determinazione del sesso fetale.

Screening esteso, disponibile su richiesta:

  • microdelezioni cromosomiche (sindrome di DiGeorge, Prader-Willi, Angelman, delezione 1p36, Cri-du-chat);
  • trisomie dei cromosomi 9, 16 e 22.

A che settimana si fa il test del DNA fetale

Il test si può eseguire a partire dalla 10ª settimana di gestazione, quando la frazione fetale è sufficiente. È indicato per tutte le gravidanze, a prescindere dall'età materna, ma le linee guida lo raccomandano in particolare in caso di:

  • età materna superiore a 35 anni;
  • precedenti gravidanze con anomalie cromosomiche;
  • bi-test del primo trimestre a rischio intermedio (tra 1:300 e 1:1000);
  • familiarità per anomalie cromosomiche;
  • desiderio di un approfondimento accurato senza ricorrere ai test invasivi.

Per orientarti nelle settimane e nelle date della gravidanza puoi usare i nostri strumenti gratuiti: il calcolo della data presunta del parto e il tempo di raddoppio delle beta-hCG.

Screening o diagnosi? Il limite da conoscere

È il punto più importante, e va compreso bene: il NIPT è un test di screening, non un test diagnostico. Stima una probabilità, non fornisce una certezza.

Un risultato ad alto rischio deve sempre essere confermato con un test diagnostico invasivo: la villocentesi (dalla 11ª settimana) o l'amniocentesi (dalla 15ª settimana). Allo stesso modo, il valore predittivo del test dipende dall'anomalia ricercata e dalla sua frequenza nella popolazione. Per questo nessuna decisione va presa sulla base del solo NIPT: è il ginecologo a interpretarlo e a indicare gli eventuali passi successivi.

Va inoltre ricordato che il test del DNA fetale non sostituisce l'ecografia morfologica del secondo trimestre, che valuta l'anatomia del feto e rileva malformazioni strutturali indipendenti dalle anomalie cromosomiche.

Quando il risultato può non essere interpretabile

In una piccola quota di casi il test non fornisce un esito chiaro, di solito per:

  • frazione fetale insufficiente (più frequente in caso di peso materno elevato);
  • gemello evanescente in una gravidanza inizialmente gemellare;
  • mosaicismo placentare confinato (il DNA della placenta non rispecchia perfettamente quello del feto).

In questi casi il laboratorio e il ginecologo valutano se ripetere il prelievo o procedere con altri accertamenti.

Test del DNA fetale o bi-test: le differenze

Rispetto al tradizionale bi-test (translucenza nucale + PAPP-A + beta-hCG libera), il NIPT offre un'accuratezza nettamente superiore per la trisomia 21: sensibilità oltre il 99% contro l'85–90% del bi-test, e un tasso di falsi positivi inferiore allo 0,1% contro circa il 5%. In pratica, questo riduce drasticamente il numero di amniocentesi e villocentesi eseguite inutilmente per un falso allarme.

Il bi-test resta comunque utile e diffuso, anche perché associato all'ecografia del primo trimestre; la scelta tra i due percorsi va fatta con il ginecologo, in base alla situazione clinica.

Domande frequenti

A che settimana si fa il test del DNA fetale?

A partire dalla 10ª settimana di gravidanza, quando la frazione di DNA fetale nel sangue materno è sufficiente per l'analisi. È indicato per tutte le gravidanze, a qualunque età.

Il test del DNA fetale è una diagnosi certa?

No: è un test di screening, stima un rischio. Un risultato ad alto rischio va confermato con un test diagnostico invasivo (villocentesi o amniocentesi). Lo interpreta il ginecologo.

Il test del DNA fetale è pericoloso per il bambino?

No. Richiede solo un prelievo di sangue dal braccio della madre, quindi non comporta alcun rischio per il feto, a differenza dei test invasivi come amniocentesi e villocentesi.

Quanto è affidabile per la sindrome di Down?

Molto: per la trisomia 21 la sensibilità supera il 99% con falsi positivi sotto lo 0,1%. Resta comunque uno screening: un esito ad alto rischio va confermato con test diagnostico.

Il DNA fetale dice il sesso del bambino?

Sì, tra le informazioni fornite c'è la determinazione del sesso fetale. La disponibilità di questo dato può però dipendere dalla normativa e dalle scelte del centro.

Strumenti utili in gravidanza: data presunta del parto · peso fetale stimato · raddoppio beta-hCG

Questo articolo ha scopo informativo e divulgativo e non sostituisce il parere del medico. Il test del DNA fetale è uno screening: ogni risultato, e ogni decisione conseguente, vanno discussi e interpretati con il ginecologo, che valuta il quadro clinico complessivo.

Fonti: letteratura sulla diagnostica prenatale non invasiva (cffDNA/NIPT) e linee guida sullo screening delle aneuploidie; dati di sensibilità e falsi positivi variabili secondo l'anomalia e la metodica.

Dott. Adriano Aiello
Biologo Nutrizionista — nutrizione clinica e sportiva · Analisi Cliniche
Ordine dei Biologi della Sicilia — Sez. A, matricola Sic_A4469

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